domenica 21 aprile 2013

Parola di Napolitano


"Caro direttore, le scrivo per sgomberare - spero definitivamente - il campo da ogni ipotesi di 'Napolitano bis'. Non è solo un problema di indisponibilità personale, facilmente intuibile, da me ribadita più volte pubblicamente, e la cui 'sincerità' è d'altronde riconosciuta anche nell'articolo di Tommaso Labate del 26 Settembre. La mia è soprattutto una ferma e insuperabile contrarietà, che deriva dal profondo convincimento istituzionale che il mandato (già di lunga durata) di Presidente della Repubblica, proprio per il suo carattere di massima garanzia istituzionale, non si presti a un rinnovo comunque motivato. Nè tantomeno a una qualche anomala proroga". (Giorgio Napolitano, Pubblico, 28 Settembre 2012).

"Consentitemi di raccogliere la motivata opinione del professor Paladin che 'la non rielezione', al termine del settennato, è 'l'alternativa che meglio si conforma al modello costituzionale di Presidente della Repubblica'". (Giorgio Napolitano, discorso alle Alte Cariche dello Stato, 17 Dicembre 2012)

"E' necessario passare la mano. E' necessario che si facciano avanti altri per la carica di Presidente della Repubblica. La stanchezza c'è e poi non si deve mai ritenere di essere insostituibili. Sono una persona che ha lavorato molto, ha avuto molte soddisfazioni, molte responsabilità, ma sono anche una persona molto avanti negli anni". (Giorgio Napolitano, Rai, 16 Gennaio 2013)

"Il presidente Napolitano ha da tempo pubblicamente indicato le ragioni istituzionali e personali per cui non ritiene sia ipotizzabile una riproposizione del suo nome per la Presidenza della Repubblica. Egli apprezza e ringrazia, nel loro significato di espressione di fiducia nei suoi confronti, dichiarazioni di varie personalità a favore di una sia eventuale ricandidatura. Ma al Parlamento in seduta comune i suoi rappresentanti delle Regioni spetterà eleggere un nuovo Presidente della Repubblica, e rispetto a ciò ogni ipotesi appare oggi prematura. Dal canto suo, il Presidente Napolitano non può che confermare le posizioni già espresse nel modo più limpido e netto". (Nota del Quirinale, 21 Febbraio 2013)

"Quando sono finiti i sette anni, bisogna procedere all'elezione di un nuovo Presidente. Non esistono proroghe, non esistono elezioni a tempo. E francamente non credo che sarebbe onesto dire: 'State tranquilli che fino all'età di 95 anni io posso fare tranquillamente il Presidente della Repubblica'. Insomma, la carta d'identità conta". (Giorgio Napolitano, Berlino, 1 Marzo 2013)

"Non mi convinceranno a restare. Ora ci vuole il coraggio delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro. La mia rielezione sarebbe una non soluzione, ai limiti del ridicolo". (Giorgio Napolitano, La Stampa, 14 Aprile 2013)

La coerenza, prima di tutto.

sabato 30 marzo 2013

La Fornero, gli stracci e la dignità delle persone




Nei giorni scorsi, per le strade di Napoli, sono spuntati svariati cartelloni pubblicitari di un'azienda, la Clendy, che si occupa di prodotti per la pulizia della casa. In uno dei due manifesti realizzati compare una donna esanime e davanti a lei un uomo che impugna uno straccio, il tutto corredato da una minacciosa ombra sullo sfondo e lo slogan "Elimina tutte le tracce". Nell'altra versione, invece, le parti sono invertite, con la donna nelle parti della carnefice e l'uomo riverso a terra cadavere. Nemmeno il tempo di affiggere i manifesti che la campagna ha immediatamente sollevato un polverone, suscitando, specialmente sul web, le ire di molti. E non senza motivo, per carità: quei cartelloni sono pessimi e, volendo, anche discretamente banali (non si tratta certo della prima campagna pubblicitaria che viene condita con un po' di violenza random completamente a sproposito). Comunque sia, quei poster verranno oscurati: a chiederne il ritiro, infatti, è stata nientemeno che Elsa Fornero. Il Ministro del Lavoro e delle Pari Opportunità ha così sentenziato: "Pubblicità siffatte, che prendono spunto dal drammatico fenomeno del 'femminicidio', oltre a svilire l’immagine della donna, istigano ad ingiustificati e gravissimi comportamenti violenti". A parte il discutibile concetto secondo cui una pubblicità di stracci avrebbe il potere di far scattare in qualcuno l'irrefrenabile desiderio di uccidere (se così fosse, dovremmo censurare anche svariate serie televisive di successo, C.S.I. in testa), si potrebbe anche essere d'accordo sul deprecabile riferimento al femminicidio (in realtà, come detto, esiste pure la versione, che ha però suscitato assai meno polemiche, in cui la vittima è un uomo). Conclude poi la Fornero: "L'attenzione per le donne ed i loro diritti passa anche attraverso una pubblicità corretta che non svilisca la loro dignità". Bene, brava, bis. Le pubblicità devono rispettare i diritti e la dignità delle persone. Viene da chiedersi, però, se debbano farlo anche le riforme, perché quelle del lavoro e delle pensioni messe in atto dalla suddetta ministra non si sono rivelate propriamente attente a quei capisaldi sbandierati con tanta veemenza in altre occasioni. La prima ha infatti ridotto le tutele dei lavoratori, cancellando di fatto l'articolo 18, non ha facilitato e incrementato, come a parole avrebbe dovuto, le assunzioni e si è limitata a moltiplicare il numero dei licenziati e dei precari. La seconda, invece, non solo ha decretato che nel 2020 l'Italia avrà l'età pensionabile più alta d'Europa, ma ha anche e soprattutto creato il caos-esodati, centinaia di migliaia di persone, il cui numero è tuttora non ben definito, rimaste, dopo 40 anni di lavoro, senza stipendio e senza pensione. Una condizione, cara ministra, forse un po' più avvilente ed umiliante di una, seppur brutta, pubblicità.
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martedì 26 febbraio 2013

Sì, è colpa del Pd

Sembra fin troppo facile additare il Pd come il responsabile (o perlomeno come il principale responsabile) della situazione di totale ingovernabilità in cui si è risvegliata l'Italia questa mattina, con il Senato in mano a B. e soci e il Movimento Cinque Stelle che spadroneggia in entrambe le Camere. Sembra facile, ma è così: è colpa del Pd. E non è solo colpa del Pd del Febbraio 2013, che ha permesso che ogni discussione dell'intera campagna elettorale si focalizzasse sulle proposte di B. e Grillo, senza che ne venisse ricordata, nemmeno vagamente, una di Bersani. E' anche e soprattutto colpa di quel Pd che, sotto le più svariate denominazioni, da anni salva la vita al centrodestra berlusconiano. E' colpa del Pd, che non ha mai fatto una legge sul conflitto d'interessi e che, Violante dixit, nel 1994 ha garantito a B. che non gli sarebbero state toccate le televisioni, se oggi il Caimano è ancora in campo con con la potenza mediatica che ha. E' colpa del Pd, che non ha cambiato la legge elettorale quando ne ha avuto l'opportunità, se oggi Berlusconi conquista il Senato in barba ad ogni logica. E' colpa del Pd, che non ha mai voluto fare propria nemmeno una delle proposte di Grillo, ma che anzi ha preferito sfidarlo, per bocca di Fassino, a fondare un partito per vedere quanti voti avrebbe preso, se ora il Movimento 5 Stelle erode al centrosinistra una buona fetta di consenso. E' colpa del Pd, che ha impedito che si andasse al voto nel Novembre del 2011, con B. ai minimi storici nei sondaggi, Monti non pervenuto, Grillo fortemente ridimensionato e una foto di Vasto Pd-Sel-Idv appena scattata e pronta a trasformarsi in un governo in carne ed ossa, ed ha preferito appoggiare un esecutivo tecnico che doveva, a detta dei democratici, salvare l'Italia e che è invece riuscito a salvare solamente lo spread, mentre tutti gli altri indici, dall'occupazione alla crescita, precipitavano vertiginosamente. Bersani allora disse: "Potevamo vincere sulle elezioni, ma avrei trionfato sulle macerie". Sia mai. Meglio perdere sulle macerie.
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lunedì 25 febbraio 2013

Matite ciucciate, penne e tante foto: stupidario delle elezioni 2013

"Temo brogli, ciucciate la matita che vi daranno al seggio, perché è copiativa e si può cancellare, ascoltate questo consiglio". A diffondere la colossale bufala, peraltro prontamente smentita da Wikipedia, era stato proprio Beppe Grillo, durante la tappa valsusina dello Tsunami Tour. E tanti suoi sostenitori non ci hanno pensato due volte: si sono recati al seggio e, nel segreto dell'urna, hanno leccato la matita (che magari era pure stata leccata da qualcun altro prima di loro), compiendo non solo un gesto ben poco igienico, ma anche pericoloso, essendo l'anilina contenuta nelle suddette matite una sostanza con possibili effetti cancerogeni. Altri elettori, invece, troppo scaltri per cadere nella frottola raccontata da Grillo, hanno pensato bene di aguzzare l'ingegno e di usare, non la matita, bensì la penna, annullando così allegramente il loro voto. La stragrande maggioranza delle volpi di cui sopra, evidentemente non paga di quanto già fatto, ha sentito poi l'irrefrenabile bisogno di vantarsi delle genialate compiute al seggio. E quale migliore posto per farlo se non Facebook? Le bacheche per lo più di pagine simpatizzanti del M5S sono state invase da animate discussioni degne di un congresso di Premi Nobel: - "Io ho votato con la penna!" - "Non ciucciate la matita! Io l'ho fatto e sono uscito dal seggio con la lingua indelebilmente viola!" - "Ho succhiato la matita, l'ho provata prima sulla mano, ho votato, li ho ammazzati e sono tornata felice a casa con le stelle in testa!" - "Il regime ce l'ha con noi, lecchiamo le matite, dicono che funzioni!" - "Io uso la penna, che non fa comodo ai partiti!" - "Io ho sputato sopra la matita, ahahah!". E così via, per centinaia e centinaia di messaggi. Ma l'Oscar per la migliore idea della giornata va, a pieno titolo, a tutti coloro che hanno pensato bene di portarsi lo smartphone in cabina e di fotografare il loro voto, non per ottenere la famosa seconda scarpa come si faceva un tempo, ma per mostrare ai loro amici facebookiani quanto sono trasgressivi loro che votano Cinque Stelle. Tra coloro che si sono dilettati in questa mirabolante azione si registra anche la presenza di Mauro Marin, ex-concorrente del Grande Fratello, che spavaldo ha scritto: "Il voto è segreto, il mio no!", salvo poi cancellare in fretta e furia il tutto alla scoperta del fatto che quanto aveva commesso costituiva, guarda un po', un reato. Chi lo avrebbe mai detto. Ad onor del vero, comunque, le numerose foto che circolano in rete non immortalano solo voti al Movimento di Grillo: si registra, infatti, anche una preferenza al Popolo della Libertà. L'elettore in questione, però, ha dimenticato di indicare sulla scheda il codice IBAN per ottenere il rimborso dell'Imu, quindi il voto è da ritenersi nullo*. Tornando agli astuti stratagemmi adottati per non farsi fregare dalla tanto odiata casta, non giungono invece notizie di elettori che, dopo le matite, abbiano inumidito anche le schede. Ma c'è ancora tempo e attendiamo fiduciosi.

*Si scherza, eh: non bisogna indicare nessun Iban. E fa rabbrividire il fatto che sia necessario specificarlo.

giovedì 4 ottobre 2012

"Fiorito alle cene metteva i soldi sotto i piatti"



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Di notizie vere e proprie, in una trasmissione come Pomeriggio Cinque, ne vengono date poche e, anche quando ne spunta qualcuna, questa passa inevitabilmente sotto silenzio, mescolata com’é ad ore ed ore di gossip assortito. E’ un po’ quello che è successo ieri, quando, tra un servizio su Lady Gaga e una litigata in diretta tra la mamma di Fiorito e Barbara D’Urso, é andata in onda un’intervista ad una cittadina di Anagni, le cui dichiarazioni, qualora trovassero un riscontro nella realtà, avrebbero del clamoroso e andrebbero ad aggiungere un ulteriore tassello al puzzle degli scandali di Er Batman e soci. “Faceva delle cene” – racconta la donna – “e pur di avere il voto per diventare sindaco metteva i soldi sotto i piatti al ristorante: alzavi il piatto e trovavi i soldi. E la gente il voto glielo dava. Glielo dava per i soldi e perché diceva: ‘Avrà una carriera, questo giovane, aiuterà i nostri figli, i nostri fratelli a lavorare’. E lo ha fatto”. L’intervistata ammette poi di aver ricevuto anche lei questo ‘regalo’: “Anche a me ha dato i soldi: 100 euro. Io me li sono presi, come se li é presi l’altra gente. Là vi erano 100, 200 persone: (Fiorito) offriva le cene gratis e addirittura metteva i soldi sotto al piatto”. E interpellata dalla giornalista circa l’eticità di questa faccenda, la signora sostiene di non trovarvi nulla di sbagliato: “Io me li sono trovati e me li sono presi. Mi sono pure dovuta stare zitta, perché un vicino di tavolo mi ha detto: ‘Pigliate i soldi e statte zitta, non parla’ pe’niente, che è una cosa tutta sotto sotto’”. La donna, che si dichiara anche disponibile a testimoniare al riguardo, fa risalire i fatti al periodo in cui l’euro era da poco entrato in vigore e Fiorito aspirava alla carica di sindaco. Dal punto di vista temporale, di contraddizioni apparentemente non ve ne sono: l’esponente del Pdl, infatti, diventò primo cittadino di Anagni proprio nel 2001. Spetterà ora alla magistratura fare chiarezza (anche) su questa vicenda, che, qualora si rivelasse vera, paleserebbe, per l’ennesima volta, l’infimo livello toccato da questa classe dirigente.
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lunedì 1 ottobre 2012

Appello a Pizzarotti: é ora di vietare il circo

 
Di buoni propositi, lo sappiamo, il programma elettorale di Federico Pizzarotti e del Movimento 5 Stelle è pieno. Alcuni, senza dubbio, sono più “utopici” e non così immediati da applicare. Altri, invece, non richiedono iter legislativi particolarmente complessi e sono attuabili in maniera più immediata. E proprio a quest’ultima categoria ne appartiene uno che il sindaco dovrebbe mettere in pratica nel più breve tempo possibile: il “divieto di sosta” per i circhi che facciano uso di animali. Ma partiamo dall’inizio. Venerdì 21 Settembre una giraffa – ancora cucciola – scappa dal circo Paolo Orfei - Aldo Martini, attendato ad Imola e, dopo una serie di disavventure che si collocano in un ambiente completamente opposto a quello in cui un animale di quel tipo dovrebbe vivere, viene catturata. Dopo poco, la giraffa muore a causa di un arresto cardiocircolatorio, causato dallo spavento e dall’anestetico usato per sedarla. Si riapre (anche se, a dire il vero, per fortuna, non si era mai chiusa) la polemica nei confronti dei circhi che fanno uso di animali, le cui condizioni all’interno di queste strutture sono note quasi a tutti e ben documentate su internet. A difendere un tipo di spettacolo a cui, ormai, la maggioranza dei cittadini si dimostra contraria (e le scarse file ai botteghini sono un’ottima dimostrazione) ci pensa Carlo Giovanardi, uno a cui, dai gay agli animali, la libertà altrui deve stare proprio sulle scatole. Al fianco del senatore del Pdl, i circensi annunciano che non si fermeranno e che, dal 12 al 30 Ottobre, saranno a Parma. E qui arriviamo al punto. Nel programma elettorale del Movimento 5 Stelle di Parma, a pagina 49, sotto la voce “Animali”, si legge: "Vietare la sosta a circhi e spettacoli itineranti che facciano utilizzo di animali esotici. Varare una delibera che bandisce animali come delfi­ni, elefanti, foche, giraffe, ippopotami, rapaci, rinoceronti e tigri, giudicati dalla Commissione scientifi­ca del Cites come a rischio di estinzione, o non adatte per una vita in una struttura mobile". Ecco, è giunto il momento di varare questa delibera, seguendo l’esempio del sindaco di Imola e di quelli di altre città, possibilmente prima dell’arrivo del circo. Il tempo c’è. Se non ora, quando?
 
p.s.: per chi volesse scrivere una mail al riguardo al M5S di Parma, qui è disponibile un modulo per contattarli.
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venerdì 28 settembre 2012

La dittatura del telefonino

Mentre in Spagna gli indignados assaltano il Parlamento per contestare le politiche di austerity, in Italia c’è chi “assalta” il MediaWorld per comprare l’iPhone5 e vantarne il repentino acquisto pubblicando la foto dello scontrino su Twitter a mezzanotte. Di fronte a questo spettacolo, viene spontaneo chiedersi cosa spinga tanta gente a farsi anche 48 (quarantotto!) ore di coda per un cellulare: si tratta del desiderio di averlo e provarlo per primi o piuttosto di mostrare agli altri, ostentando la prova dell’acquisto come un trofeo, che si é stati i primi ad accaparrarselo? Il dubbio è legittimo, dato che non stiamo parlando della super-mega-iper offerta della settimana, ma di un cellulare la cui versione base costa niente meno che 729 euro (come ha detto qualcuno, “l’iPhone 5 è così potente che riesce praticamente a far sparire uno stipendio”). Siccome poi pare che ci sia crisi (si dice, eh, ma forse sono le solite voci messe in giro dalle malelingue), ci si domanda pure come in tanti riescano a permettersi un acquisto così oneroso. E, leggendo le interviste rilasciate da alcuni fan del melafonino, si trovano svariate risposte: da un lato c’é o chi non ha problemi economici e può permettersi tutti gli iPhones che vuole o chi col tempo ha messo da parte, nel salvadanaio, abbastanza monetine per poter acquistare il prodotto di casa Apple, dall’altro c’é chi si indebita, chi lo compra a rate, chi stipula contratti vincolanti per svariati mesi con le compagnie telefoniche, chi rinuncia a fumare per racimolare la somma necessaria (e questo è positivo) e chi taglia sulla spesa al supermercato (e questo è meno positivo). Già, perché fintanto che il telefonino lo compriamo recandoci tranquillamente al negozio senza restare in piedi per due giorni di fila, senza l’ossessione di averlo per primi, senza fare debiti, pagandolo magari con gli spiccioli messi da parte pian piano senza troppe rinunce, quel telefonino è nostro. Ma se per quell’oggetto facciamo code chilometriche, sacrifichiamo l’essenziale, ci indebitiamo fino al collo quando dobbiamo ancora finire di pagare le rate della versione precedente, allora quel telefonino non è più nostro: siamo noi che siamo del telefonino. E dato che di dittature ne abbiamo già avute abbastanza, di quella dell’iPhone facciamo anche a meno.
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